Lo Zen e la raccolta delle olive

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Sentiamo spesso dire che i Maestri sono ovunque attorno a noi. A seconda del nostro credo, della nostra filosofia di vita, la parola Maestro evoca immagini diverse, da Gesù a Shiva, da Buddha a Maometto: Maestri risvegliati, Maestri illuminati. Ma se allarghiamo lo sguardo iniziamo a scoprire che i Maestri illuminati sono ovunque: il vicino di casa che ci racconta la sua esperienza profonda, senza un perché, la mattina al bar dell’angolo della nostra via; il cane di una fattoria che stiamo visitando in un giorno di festa, che ci riporta a casa dal bosco se ci siamo persi; la porta che si apre da sola in un giorno senza vento, per ricordarci che forse dobbiamo aprire i nostri orizzonti, superare i preconcetti, guardare oltre.

In questo viaggio ho incontrato il Maestro Olivo. A contatto con Lui, col suo silenzio, con la sua pace e la sua saggezza, ho ricevuto insegnamenti preziosi, che sento oggi di condividere con gli altri inner travellers.

L’olivo regala i suoi frutti tra Settembre e Novembre, mesi della raccolta. Un tempo le olive si raccoglievano a mano, oggi con l’aiuto di macchine, ma il messaggio non cambia. “Per vedere le olive bisogna entrare tra le fronde, e poi mettersi con la schiena appoggiata al tronco, e guardare dall’interno verso l’esterno” mi insegna Enrico, che ogni giorno vive nell’energia di 1500 olivi. E io ci provo, e poi mi commuovo, perché ogni giorno, con la schiena appoggiata ai miei amici olivi, scopro tanto su di loro, e su di me. Ed è vero, moltissime olive sono invisibili guardando l’albero da fuori. mother tree and meE’ la prima volta che comprendo attraverso l’esperienza il messaggio cardine del Tantra Yoga del Kashmir “osserva dall’interno verso l’esterno, solo così i molti livelli di te stesso ti diverranno accessibili, non cercare di distaccarti per guardare da fuori, non essere un testimone, fonditi con ogni emozione, diventa l’emozione stessa, e solo dalla profondità del suo centro potrai vedere tutti gli altri livelli”

Questo messaggio è così diverso dal messaggio dello Zen, del Buddhismo, e da quello dello Yoga vedico, che ci incoraggiano a sviluppare in noi l’osservatore neutrale attraverso il quale guardarci da fuori. Il messaggio dello Yoga Tantrico include questo passaggio, include l’osservatore esterno e poi ci sfida, va un passo oltre. Sviluppare la capacità di auto osservazione dall’esterno è infatti il primo passo per la nostra evoluzione, ma poi che si fa? Osservando soltanto dall’esterno siamo pervasi da una grande pace, finalmente le emozioni non ci trascinano e sballottano più da una parte all’altra, non decidono più al posto nostro, non siamo più loro schiavi. E’ una grande liberazione! Potremmo sostare in questo luogo di pace anche tutta la vita, potremmo sederci tra gli olivi e guardarli da fuori, potremmo dialogare con loro e sentire che finalmente abbiamo trovato pace. Se ci fermiamo abbastanza a lungo, per anni, potremmo sperimentare che le emozioni non ci toccano più con la stessa intensità di un tempo, e sarebbe così riposante.DSC03332 Alcuni di noi fanno questa scelta, ed è una bellissima scelta, in cui, come è natura delle cose, qualcosa guadagniamo e qualcosa perdiamo. Guadagniamo uno stato di pace interiore che non viene scalfita né dalle valli né dalle vette dell’esperienza, non giudichiamo più nulla, non abbiamo aspettative o pretese, fluiamo con ciò che è, siamo sereni qualunque cosa ci accada. Mica male no? Negli anni in cui ho sperimentato questa dimensione sono stata davvero felice, una felicità quieta, pacata e riposante. E’ accaduto grazie al discepolato nello Zen, e attraverso la pratica dello Yoga. Ma poi è accaduto qualcosa, e ho iniziato a mettere a fuoco anche il contrappeso, il prezzo da pagare. Quando nulla pi ci tocca in profondità, quando osserviamo solo dall’esterno, può accadere di anestetizzarsi, al punto da non riuscire pi a provarle, le emozioni. Ciò accade a molti meditanti, ed è accaduto anche a me. DSC06413Ho dovuto prendere atto che la mia strada doveva continuare, che il riposo nello Zen era solo una tappa di un viaggio più lungo. Ma in che direzione andare? Verso quella dell’olivo. Ho scoperto così la filosofia Tantrica del Kashmir, che ci incoraggia a sviluppare l’osservatore e poi gli dice “benvenuto, è tempo di andare assieme all’interno delle emozioni”, e di fonderti con esse, come un bambino, ma con la consapevolezza di un meditante. Scoprirai che quando provi gioia, o rabbia, o sorpresa, o dolore, non potrai più dire a te stesso “io non sono questa rabbia, questa rabbia è un’energia passeggera che mi attraversa” come facevi nella tua pratica Zen, e invece dirai a te stesso “Io sono pura gioia, pura rabbia, pura sorpresa, puro dolore” perché questo è il Tantra Yoga. Tutto il tuo Essere diventerà pura emozione, e dall’interno dell’esperienza dovrai vivere e riuscire ad osservare. Come si fa quando ci fondiamo col tronco, e osserviamo le olive. Bell’impresa. Uno step oltre l’osservatore, un luogo incerto e pieno di pericoli di perdersi nell’emozione e non trovare più la strada della serenità, mentre scopriamo che questa è la strada maestra.DSC06414

L’olivo ci insegna anche che gli alberi più ricchi di frutti sono i più battuti dalle macchine raccoglitrici, quelli che più drasticamente andranno potati, e che ci metteranno più tempo a dare nuovi frutti. Hanno faticato tanto, hanno prodotto tanto, regalano tanto, e sono i più tartassati. Sembra ingiusto, ma anche questo è nella natura dell’evoluzione. Come l’olivo anche noi che tanto fatichiamo nel nostro percorso di crescita personale, noi che mettiamo tutta l’energia per dare frutti evolutivi da trasformare in prezioso olio, condensato alchemico dell’esperienza, siamo battuti dagli eventi, ci confrontiamo con sfide che scuotono i nostri rami e a volte li spezzano, e abbiamo bisogno a cicli di rigenerarci e riposare, di far crescere nuovi rami, di essere pazienti. Le piante meno produttive, quelle che non si sforzano, quelle che non mettono energia verso i frutti saranno lasciate in pace dalle mani e dalle macchine della raccolta, non verranno battute, i loro rami non verranno spezzati.20160828-0009 Ma anche l’anno successivo non produrranno olive o trasformazione alchemica. E ciò è perfettamente buono, perfettamente giusto. E’ solo una questione di scelta, che la pianta fa, e che ognuno di noi fa. L’olivo ci ricorda che abbiamo la scelta, che può essere diversa rispetto ai diversi cicli della nostra vita. L’uliveto ci mostra che piante piene di olive convivono e dialogano pacificamente con piante senza olive, senza giudizio e senza comparazione.

Con grande gratitudine mi faccio tramite di questi insegnamenti che ho ricevuto in questi mesi di raccolta e potatura, sperando che siano utili agli altri inner travellers.

Alcuni testi che potrebbero interessarvi dopo la lettura di questo articolo:

Daniel Odier “Tantra, l’iniziazione di un occidentale all’amore assoluto”

Daniel Odier “Tantra Yoga”

Eric Baret “Yoga tantrico Asana e Pranayama del kashmir”

Buona lettura!

Silvia, I.T.A.

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